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mercoledì 30 gennaio 2013

DEATHDOC by Eugenia Guerrieri

Benvenuti a tutti i visitatori dei Bastioni.
Grafica nuova, una pagina su facebook... insomma, è una settimana di novità!
E, per premiare la vostra costanza nel seguirci, da questa settimana raddoppiamo: doppia razione di anteprima a puntate!
La seconda autrice a farci compagnia nelle prossime settimane ci propone un genere del tutto diverso rispetto alla fantascienza di Fratelli dello Spazio Profondo...
Ma non vi rovino la sopresa e passo subito a presentarvi Eugenia.




L'AutriceEugenia Guerrieri è nata nel 1978 a Roma, dove risiede. Ha un diploma di ragioniera, ma le sarebbe piaciuto studiare Medicina.È amante degli animali, in particolare i gatti, le piace fare lunghe passeggiate sia a piedi che in bicicletta mentre ascolta la musica con le cuffie. Accanita lettrice, per lei fare shopping significa rifornirsi di libri. Predilige le ore serali e i posti tranquilli e silenziosi dove rifugiarsi a scrivere con il suo netbook.Fan sfegatata de "LE CRONACHE DEL GHIACCIO E DEL FUOCO", sa di non poter emulare George R.R. Martin, ma fa del suo meglio scrivendo da quando aveva tredici anni; finora ha già pubblicato quattro libri della saga "LA BELLA GIOVENTÙ" con la BookSprint Edizioni di Buccino (Sa), di cui il romanzo DEATHDOC è uno spin-off narrato dal punto di vista di uno dei personaggi secondari più misteriosi e controversi.  SINOSSI
In tutta la storia della letteratura, il cimitero è visto come luogo ideale per ambientazioni horror, o come luogo triste, lugubre e che poco induce all'allegria. Questo è un romanzo iconoclasta, assolutamente insolito, scritto con ritmo vivace; capace di abbattere tutti i luoghi comuni e sdrammatizzare la tristezza cimiteriale. Notevoli i risvolti istruttivi e la grandissima competenza medica inerente al tema. Reduce da un passato drammatico, traffico di organi, omicidi e fughe precipitose, tra ricordi del passato e frammenti di vita ordinaria raccontata in brevi e gustosi episodi, il custode del cimitero di Velletri, ex anatomopatologo, riesce a farci ridere a crepapelle nella quotidianità di quello che in fondo, è un lavoro come un altro, ricco di spunti per battute a non finire, simpatia e umanità varia. Sicuramente un libro inusuale e adatto a tutti nonostante la crudezza di alcuni brani.
(Erika Corvo)

IL BUSINESS DEL TRAPASSO

Chi la fa, non ne ha bisogno.
Chi la compra, non la vuole.
Chi la usa, non la vede.
(Risposta: LA BARA)

Qual è il settore che non conoscerà mai la crisi? 
C'è chi sostiene sia la ven-dita porta a porta, ma si sbaglia; è il "business della morte", per ovvi motivi. Qui a Velletri ci sono una decina di imprese di pompe funebri che si fanno una concorrenza spietata.
La gente muore, è vero; eppure, chi lavora in questo campo deve essere ugualmente furbo e riuscire ad accaparrarsi i clienti prima delle altre ditte, dando mazzette agli infermieri affinché li avvertano in anticipo che il signor "Tal dei Tali" sta per passare a miglior vita.
Ogni impresa ha un certo numero di infermieri amici, che a loro volta si fanno una gara serrata per avvertire per primi chi di dovere della presenza di un moribondo.Io stesso, la scorsa estate, ho rilevato una ditta sull'orlo del fallimento. Il titolare era disperato, perché di affari ne faceva pochi: stava invecchiando, il suo socio un bel giorno aveva deciso di mettersi in proprio. Lui aveva perso gli informatori, e non aveva abbastanza soldi per cercarne altri.
Non avevo previsto una cosa del genere, eppure mi è capitata tra capo e collo in un giorno d'estate.
Era un'afosa mattinata di metà luglio, di quelle che alle nove del mattino già si sudava. In giro era tutto un frinire di cicale da diventare matti e c'erano quaranta gradi all'ombra, con tutto che siamo a più di trecento metri sul livello del mare.
La sera prima, in tivù, si erano raccomandati di tenere in casa bambini, anziani e cardiopatici; io rientro nella terza categoria ma, se non lo fa il sot-toscritto, a ritirare i nulla osta alla sepoltura in Comune chi ci va?
Così mi era toccato uscire e, sulla via del ritorno, a causa del caldo torrido, mi ero sentito male: mi girava la testa, avevo la vista annebbiata e sudavo così copiosamente che la mia camicia, da azzurra era diventata blu. Inoltre, cosa ancora più allarmante, le pulsazioni del mio cuore erano aumenta-te a dismisura.
Dovevo assolutamente entrare in un bar, sedermi e chiedere che mi des-sero un po' di acqua e zucchero. Stavo cercandone uno, quando mi ritrovai a passare accanto alla sede della "Onoranze Funebri San Biagio".
Il titolare era fuori a fumare e, accorgendosi di me che barcollavo come uno zombie, mi si accostò per chiedermi se avessi bisogno di aiuto.
Non capii se la sua fosse una domanda a doppio senso, o se era dettata dalla sincera preoccupazione per me, ma probabilmente metterei la crocetta sulla prima opzione. «Solo se avete bare comode», risposi.
L'uomo, che probabilmente si era preparato psicologicamente a ricevere una rispostaccia (scommetto che chiunque avesse un malore estivo e si ritrovasse a passare vicino a una ditta di pompe funebri, reagirebbe maluccio a una simile domanda), mi fissò senza parlare per qualche secondo per poi scoppiare a ridere.«Gli affari mi vanno male», mi disse mentre mi riposavo su una poltrona dopo essere stato invitato ad entrare, «e se continua così, temo che presto dovrò chiudere!»Un'agenzia di pompe funebri a cui gli affari andavano male? Impossibile. Bisogna essere proprio cretini per fallire in questo settore.
«Le ditte concorrenti hanno informatori in ospedali e cliniche e sanno quando c'è un moribondo, perché vengono avvertite. Mentre io, purtroppo, non mi posso permettere di pagare nessuno affinché faccia lo stesso.»
«Ah...!» mi limitai a dire, per poi suggerirgli ingenuamente di andarci di persona.
Non poteva farlo, per legge quelli delle pompe funebri non possono aggirarsi negli ospedali svolazzando come avvoltoi ed offrire i loro servizi. Sono più sgraditi dei venditori porta a porta e dei Testimoni di Geova.
«Ti perdi in un bicchiere d'acqua. Non ci devi mica andare per forza in veste di beccamorto... non puoi fingere di avere un parente o un amico ricoverato e intanto, con quella scusa, passarti in rassegna gli altri?»
«Non ti credere, ci riconoscono a pelle. E io, invece, non riesco a capire se una persona sta per morire o no!»Pensai che mi prendesse in giro. Non era possibile che non sapesse riconoscere un uomo in punto di morte... è facilissimo, io so fare una previsione quasi al 100%.
Dalla vetrina scrutai febbrilmente la strada cercando una potenziale cavia, finché non ne individuai una perfetta: un arzillo vecchietto apparente-mente in buona salute, che entro sei mesi non ci sarebbe stato più. Ci avrei scommesso.
So bene come funzionano le cose in quel settore: chi arriva primo, si aggiudica il morto... e per essere i primi, si devono avere degli amici. È sempre stato così, anche quando io lavoravo nel reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva del Policlinico; la differenza consisteva nel fatto che Mazzone pagava soprattutto il silenzio e la complicità degli addetti alle pompe funebri.
Il titolare della sua ditta di fiducia si pigliava mille euro a cadavere e dava agli addetti alla vestizione il 20% ciascuno affinché non raccontassero in giro delle cicatrici che vedevano in corrispondenza di dove si dovrebbero trovare gli organi, mentre il resto lo teneva per sé.
Quelli, che per ogni vestizione tradizionale venivano pagati ottanta euro a testa, per quasi il triplo della somma erano più che disposti a chiudere en-trambi gli occhi. E non solo gli occhi... tenevano anche la bocca cucita.
«Non è detta l'ultima parola», tentai di consolarlo, «se da solo non riesci a espanderti, hai bisogno di un socio che abbia fondi a sufficienza per creare una nuova rete di informatori.»



DEATHDOC è disponibile in tutti i principali store on-line, ed è solo questione di tempo prima che lo possiate ritrovare anche in versione ebook!
Quindi, che aspettate? Correte a cercarlo!
E alla prossima settimana per un altro piccolo frammento di allegrie cimiteriale...

mercoledì 23 gennaio 2013

The Black Rose saga - Powers di Susan Mikhaiel

Rieccoci al secondo appuntamento settimanale con un autore emergente, ed eccoci a un genere e uno stile molto diverso da quelli che abbiamo sperimentato giusto lunedì...
Non dirò nulla per non influenzarvi, ma mi ha fatto pensare a molte cose... Magari ne discuteremo con l'autrice in una bella intervista prima o poi! :D
Ma lascio la parola direttamente a Susan.


BIOGRAFIA:

Susan Mikhaiel è nata in un paesino della provincia di Bergamo, Ponte San
Pietro, e attualmente vive con i suoi 4 fratelli, sua madre e due gatte.Ha
iniziato a scrivere alla veneranda età di 13 anni, dopo aver visto un film
horror che ha dato il via alla sua vena artistica. Da lì ha iniziato a scrivere
semplici trame di film, poi è passata ai racconti veri e propri fino ad
arrivare a concepire un libro. In cantiere ha parecchi libri, alcuni già
iniziati e altri ancora in fase di "raccolta delle idee", ma la Black Rose saga
desiderava così tanto venir fuori che l'ha messa al primo posto. Concepita per
gioco nel 2005, nell'estate del 2011 è definitivamente diventata il suo più
ambizioso progetto letterario, a tal punto da aver dedicato un'altra sua
passione ad essa: la musica. Ha infatti progettato una vera e propria OST.

 SINOSSI POWERS:

Sue è una giovane italiana che giunge in Giappone per proseguire gli studi. In
realtà, però, desidererebbe più che altro dare una svolta alla sua vita
tormentata. Già dal primo giorno comincia a sentire la pressione dei nuovi
compagni, in particolare della capoclasse Fancy, che l’accoglie in maniera
piuttosto inquietante. Questa rivela di essere una cercatrice del Santo Graal e
le spiega la loro missione. Inizialmente Sue è restia all’idea di accettare un
incarico tanto misterioso quanto impegnativo, ma ben presto capisce che quella
potrebbe essere la via per dare la svolta tanto attesa alla sua esistenza. Ad
intralciare il suo futuro subentrano, però, ambigui personaggi: da un lato il
suo professore di scienze, che sta progettando qualcosa di macabro nel suo
laboratorio; dall’altro l’interferenza di alcuni fantasmi relegati nella tetra
Ghost City e delle strane morti nella periferia della città attireranno la sua
attenzione fino a farle scoprire scottanti realtà.

Ed ecco a voi un piccolo estratto...



L’ennesima fonte luminosa cominciò a generarsi in mezzo al campo di segale. Dopo innumerevoli giorni l’energia stava finalmente per completare la sua trasformazione. Ogni singolo filo d’erba circostante inaridì di colpo, emanando delle scariche che convogliarono tutte verso il vortice elettrico. Stessa terribile sorte accadde anche agli insetti che svolazzavano lì attorno. Una figura incappucciata, che vagava misteriosamente nei paraggi, si fermò a fissare lo strano fenomeno che si stava consumando sotto i suoi occhi. Nel cuore della notte, in mezzo alle lande desolate al di là del cimitero, nella fitta nebbia, qualcosa di atroce stava per scatenarsi. Ogni singola forma di vita che si trovava nel raggio di pochi metri dalla sfera luminosa cedeva inspiegabilmente le proprie forze a quel buco nero intangibile. La creatura incappucciata, la quale brandiva un’enorme falce e sfoggiava due eleganti ali nere come la pece, cominciò a sentire le proprie forze abbandonare velocemente il suo corpo, per cui si allontanò quanto più possibile, senza però privarsi dell’orripilante quanto curiosa scena che si ritrovava davanti. All’improvviso dalla sfera di energia esplose un’enorme luce accecante, e dopo alcuni istanti tutto ciò che rimase fu un orrendo spirito azzurrognolo dalle fattezze terrificanti. Dei lunghi capelli scompigliati adornavano il volto del mostro, e all’estremità inferiore non vi erano gambe, bensì il nulla. Il fantasma cominciò a fluttuare nella direzione opposta a quella dell’incappucciato in cerca di energia con cui potersi nutrire. Qualcosa lo fece voltare all’indietro, e quando si accorse di essere osservato cominciò a dirigersi verso l’estraneo. Questi, però, fuggì via in un istante e il mostro fluttuante non poté far altro che lasciar perdere e se ne andò nella direzione opposta, ripromettendosi di vendicarsi una volta che avesse scoperto l’identità della figura misteriosa.
L’incappucciato si avviò silenziosamente verso le strade buie e periferiche di Tokyo, quando si accorse che le luci della città erano completamente assenti: l’ennesimo blackout. Non fu difficile capire che questo era stato causato dall’apparizione del fantasma, il quale si servì di tutta l’energia che riuscì a trovare per potersi manifestare. In parte aveva utilizzato anche le energie dell’incappucciato, il quale cercava una facile preda di cui cibarsi per recuperare le forze. Notò un uomo ubriaco in un vicolo che tentava di allungare le mani su una povera ragazza, anch’essa ubriaca. Decise che avrebbe agito una volta che si fosse consumato qualche atroce delitto. L’uomo riuscì a rubare la borsa della ragazza, e la percosse ripetutamente sul suo corpo per costringerla a sottomettersi al proprio volere. La povera donna urlava invano, infatti le strade erano deserte e in quella zona della città le case erano quasi tutte disabitate. Difficilmente qualcuno avrebbe potuto soccorrere l’innocente. Il maniaco la obbligò a spogliarsi completamente e, quando ella lo ebbe fatto, le saltò addosso e cominciò ad abusare di lei. Il sudicio corpo maschile si muoveva come una nave in preda alle onde del mare, mentre il corpo di lei cominciò lentamente a lasciarsi andare e smise di opporre resistenza. Una volta che l’uomo ebbe saziato uno dei suoi più primordiali istinti, tirò fuori un coltello e lo conficcò nel petto della povera malcapitata, la quale si lasciò andare ad un disperato rantolo di dolore. Il sangue cominciò a fioccare copiosamente dalla profonda ferita. L’uomo appoggiò la testa tra i seni della ragazza e rimase in quella posizione finché il suo cuore non smise di battere. La fontanella di porpora si arrestò e l’uomo ricominciò a sfamare il suo macabro desiderio. Fu solo a quel punto che l’incappucciato decise di intervenire. Si avvicinò con passi impercettibili alle spalle del bastardo. All’improvviso tornò la luce, ma questo non spaventò la creatura alata, che bene sapeva quanto fosse disabitata quella parte della città. L’uomo vide un’ombra e, girandosi di scatto, urlò dalla paura.
“Voglio fare un gioco con te” disse freddamente l’incappucciato.
“C-chi diavolo s-sei? C-cosa ci f-fai qui?” balbettò terrorizzato il pervertito.
“Io sono la morte” rispose l’incappucciato, mentre lentamente si abbassava il cappuccio e mostrava al delinquente il suo volto. Sotto quel mantello di velluto nero si nascondeva una meravigliosa ragazza pallida dai capelli corvini e dagli occhi color sangue. L’uomo rimase impressionato dalla bellezza mozzafiato della giovane donna e si fermò a fissarla, ormai paralizzato. La ragazza si avvicinò velocemente all’uomo, impugnò con entrambe le mani la sua falce e sferrò un colpo che tranciò di netto il collo dell’uomo. Avvicinò rapidamente la bocca alla fontana di sangue e cominciò a berlo tutto, finché nel cadavere non ne rimase nemmeno una goccia. Afferrò poi la testa mozzata e l’addentò con le sue fauci affilate, fino a lasciarne solo le ossa e gli occhi. Buttò a terra i resti e si voltò soddisfatta, con il sangue che ancora colava dai lunghi canini e dalle labbra. Poi fece un salto, iniziò a sbattere le sue meravigliose ali e si perse nel tetro e cupo cielo della città fantasma.

Che ne dite, abitanti e visitatori dei Bastioni?
Se siete curiosi di leggere di più, su, andate a dare un piccolo obolo ad Amazon per comprare il libro intero! :D


http://www.amazon.it/The-Black-Rose-saga-ebook/dp/B00AA3TFU8/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1353452395&sr=8-1

mercoledì 9 gennaio 2013

Il Tocco degli Spiriti Antichi - Noemi Gastaldi

 Sono contenta di poter ospitare in questo blog un'altra autrice fantasy, di cui spero avrò l'occasione di parlarvi anche in altri futuri post: si tratta di Noemi Gastaldi, che ci dà qui un assaggio del suo romanzo fantasy, disponibile su amazon.
Spero che questo sia solo l'inizio, e avremo presto molti altri autori di cui parlare!


Aveva iniziato a nevicare e le strade erano deserte. Soltanto pochissime incredule persone videro una donna lottare spasmodicamente contro un’armatura.
Francesca corse veloce fino a portarsi alle spalle dello spettro, lasciò cadere il borsone ai suoi piedi e prese a concentrarsi. In quel momento, l’armatura si girò verso di lei e si fermò, come se d’improvviso fosse inanimata. Il clangore delle sue giunture tradì subito la sua natura materica, molto differente da quella di un Larius, per quanto il bagliore con cui era apparsa fosse molto simile a quello degli spettri bambini. I Larius, infatti, pur essendo perfettamente in grado di provocare fastidiosi rumori di varia natura e di distruggere oggetti, mantenevano sempre una parvenza evanescente che non aveva nulla a che vedere con l’aspetto solido e imponente di quel nuovo tipo di spettro.
Le mani della Viator si mossero rapide e decise: senza esitazioni, Francesca prese una mistura di erbe e la lanciò in aria, poi, con una rapidità inaudita, accese un fiammifero e lo lanciò tra le foglioline ancora sospese tra i fiocchi di neve. Una piccola esplosione di nebbiolina verdastra avvolse le sue mani fino agli avambracci: in una frazione di secondo questi vennero ricoperti da uno strato sottile di metallo scuro che proseguiva fino alla punta delle dita, prolungandone le unghie in forti lame affilate. La Viator chiuse gli occhi e si concentrò ancora, poi attaccò l’armatura: sferrò un colpo rapido, mirato a infilare le sue lame nella cotta di maglia che congiungeva l’elmo al corpo dell’armatura. Lo spettro rispose altrettanto velocemente, parando il colpo con la sua mano metallica. Con uno stridio raccapricciante, le lunghe unghie di Francesca lasciarono cinque profondi segni lucidi sul polso del suo nemico, mentre la Viator sferrava un nuovo colpo con l’altra mano, mirando questa volta a infilare le unghie nel ventre dell’armatura. Ancora una volta lo spettro parò il colpo; Francesca si fece indietro di un passo e l’armatura si bloccò nuovamente davanti a lei.
Francesca si portò nuovamente le mani alle tempie, cercando di richiamare alla memoria tutte le sensazioni che aveva provato al tocco di quel metallo scuro: le sue mani frugarono ancora nel borsone alla ricerca del giusto rituale, riempirono una piccola beuta di vetro con dei pigmenti colorati e la scagliarono contro l’armatura. Subito dopo, un nuovo lancio di erbe, un nuovo fiammifero e una nuova esplosione verdastra. Le sue unghie divennero più lunghe e più forti. Francesca tentò subito di colpire al collo il suo nemico e, questa volta, quando il braccio metallico parò il colpo, le unghie della Viator riuscirono a penetrare l’armatura: Francesca avrebbe staccato di netto quel braccio, ma una sospensione scura iniziò a fuoriuscire dai solchi che aveva inferto. La Viator respirò quella strana sostanza e sentì il suo corpo paralizzarsi. I suoi occhi videro il metallo che proteggeva i suoi avambracci tagliarsi di netto come sotto l’effetto di un laser, lasciando scoperta la sua pelle chiara e sottile. Una dopo l’altra, le vene bluastre del suo polso venivano recise, il suo sangue fluiva lentamente fino a sporcare la candida neve al suolo. Francesca credette di lanciare un grido, ma dalla sua bocca spalancata non uscì alcun suono. In un folle giramento di testa, si accasciò ai piedi dell’armatura tremando sul suo corpo debole.
D’improvviso, riaprì gli occhi: le sue braccia erano intatte, il metallo protettivo era al suo posto, il suo corpo era ancora forte.
L’armatura non si era mossa e portava i segni del suo ultimo attacco; la nebbiolina scura che aveva provocato quella forte illusione alla Viator, aleggiava attorno al braccio in cui le sue unghie erano penetrate.
Francesca si alzò in piedi e restò allibita davanti all’ambiguo comportamento di quello spettro sconosciuto.
Con i Laruis era stato tutto molto più semplice: quando il primo di quei bambini le aveva fatto visita, insistendo a voler essere liberato, lei sapeva già quel che doveva fare. Le sue frequenti e intense ibridazioni con le bestie le avevano dato sufficiente conoscenza e potere per creare una sorta di pozione che, unita alla sua volontà, avrebbe dissolto quello spirito camuffato da infante senza problemi.
Invece, con quell’armatura, nulla sembrava funzionare. Francesca era esausta, ma lo spettro restava fermo in mezzo alla neve; non sembrava per nulla interessato a combattere con lei e, fin dal principio, si era difeso senza mai attaccare. La Viator si convinse che dovesse essere anch’esso qualcosa di molto simile a un Larius, e che stesse attendendo di essere dissolto.
Si concentrò ancora una volta, richiamando alla mente le nuove informazioni acquisite. Le sue mani si mossero rapide e disegnarono uno strano simbolo sul sottile strato di neve che ricopriva l’asfalto, poi armeggiarono all’interno del borsone ed estrassero un coltello dalla lama ricurva. Con tutte le sue forze, Francesca piantò la punta del coltello al centro del simbolo che aveva davanti e, finalmente, l’armatura vacillò: per qualche secondo apparve evanescente e poco solida, certamente Francesca sarebbe riuscita a distruggerla sferrando un nuovo attacco a seguito di quel rituale. Quell’armatura, però, non era intenzionata a lasciare che questo accadesse. Non se ne era stata ferma ad aspettare per esser “liberata”, non aveva assolutamente la volontà di far cessare quello stato di cose. Lei voleva solo conoscere la forza della Viator che aveva davanti.
Mentre Francesca si concentrava un’ultima volta per terminare quel che aveva iniziato, l’Armatura aprì il suo elmo e ne fece fuoriuscire un’emanazione nera che colpì in pieno il volto della Viator.
Francesca cadde prima in ginocchio, poi si ritrovò sdraiata a terra: non riusciva a vedere nulla né a muoversi.
Quando si riprese, era bagnata fradicia e mezza congelata. Sia Roberto che Lucilla erano finalmente riusciti a raggiungerla.
L’armatura era ormai lontana.


Questo era solo un piccolo assaggio... 
Se volete sapere il resto della storia - o anche il suo inizio, se è per questo - non vi resta che acquistare l'ebook su amazon!

giovedì 18 ottobre 2012

Una pagina di Favole del Crepuscolo



 Ecco per voi una pagina a caso (si, non è la prima... troppo banale XD) del mio romanzo Favole del Crepuscolo.
Leggete, leggete!


"Dall'altro lato della strada, un uomo sulla quarantina, alto e dal fisico possente, camminava a grandi passi guardando dritto davanti a sé. Portava una spada legata in cintura e vestiva con un completo elegante, completamente bianco, con al collo una croce rosso sangue. Non degnava di uno sguardo i passanti che incrociava e il suo passo era deciso, come quello di un soldato. Tutto l'insieme della sua figura contribuiva a dargli un'aria severa, accentuata dalla mascella squadrata e da un paio di baffi spioventi, color del ferro, che conferivano alla bocca dalle labbra sottili un taglio austero. Sembrava totalmente fuori luogo, in mezzo ai clacson delle automobili e alle orde di turisti con macchina fotografica che lo fissavano a bocca aperta.
Un Neo Templare.
   Gaia avvertì un brivido correrle giù per la schiena mentre lo guardava, sentendosi molto felice di essere al sicuro dentro un autobus.
Non le piacevano i Neo Templari.
Non piacevano quasi a nessuno, in verità, soprattutto lì nella Serenissima Repubblica.
   Un paio di poliziotte in divisa avevano intanto fermato l'uomo, presumibilmente chiedendogli i documenti o qualcosa di simile.
Le donne, entrambe sulla quarantina, avevano uno sguardo allo stesso tempo disgustato e spaventato.
   Stando a quanto aveva potuto studiare sui libri di storia, Gaia ricordava che nel 1936 era stata proposta al Maggior Consiglio una legge che rendeva illegale in tutto il territorio della Serenissima l'ordine Neo Templare, ma alla fine era stata bocciata: abbastanza curiosamente, i più accaniti sostenitori di questo decreto erano stati i membri umani del Consiglio.
- Il peggiore nemico dell'uomo è sempre l'uomo stesso... - rifletté tetramente la ragazza.
Per trovare una prova tangibile di questa specie di massima, bastava dare un'occhiata fuori dal finestrino.
Da quanto tempo non veniva piantato un albero fuori da Venezia? Gaia non conosceva la risposta, ma poteva vederne facilmente gli effetti: la natura si era definitivamente arresa alla morsa delle macchine ed era stata schiacciata dal peso della tecnologia. Fragili piante vive e pulsanti erano ovunque rimpiazzate da lisce e perfette riproduzioni in metallo leggero: docili, addomesticate, innocue. Prive di vita.
Duemila anni e più di civilizzazione per arrivare a sostituire la vita con la morte.
Un applauso al progresso."