martedì 22 gennaio 2013
Intervista ad Aurora Torchia per Favole del Crepuscolo
Ringrazio la gentilissima Rita, che mi ha ospitato nel suo blog e mi ha permesso di blaterare a ruota libera su Favole... Spero che vorrete fare un salto a leggermi! (^_-)
Intervista
E non dimenticate di dare un'occhiata a questo bellissimo blog nel suo complesso, non soffermatevi solo sui miei deliri :D
Anakina.blog
lunedì 21 gennaio 2013
Fratelli dello Spazio Profondo - l'anteprima continua
(per la prima parte, vi rimando al post precedente, sempre su Bastions of Illusion.
L’uomo aveva tutto l’aspetto dello spaziale a riposo di vecchio stampo, con la muscolatura e la pelle flaccida per effetto della forza di gravità, cui si era
disabituato durante gli anni di servizio a bordo di vascelli spaziali
<< Perfetto, per il progetto Hunter. >> rispose Krogg, risollevando con un
gesto della mano un ciuffo di capelli biondi che tendevano a ricadergli sul viso,
flaccidi e sbilenchi come tutto il resto. << E’ nel mio corso da quando è arrivato
qui, otto anni fa, e già da allora ha mostrato caratteristiche tali da essere
immediatamente segnalato a chi di dovere ed essere inserito nel progetto:
massima intelligenza, massimo impegno nello studio… Subito schernito da tutti
per via della sua provenienza; un pianeta minore appena affiliato, praticamente
sconosciuto. Non hanno mai smesso di deriderlo ed isolarlo; in barba ai suoi
magnifici risultati scolastici, o forse invidiosi di questi. Si è fatto notare subito
per il suo carattere rissoso e violento, indomabile. Reagisce con furia rabbiosa
ad ogni insulto e ad ogni provocazione, e da allora fa a botte quasi ogni giorno.
Non appena gli ufficiali federativi ci hanno comunicato la conferma al suo
inserimento al progetto, naturalmente, ci siamo adoperati affinché qualunque
studente si sentisse in diritto di sbeffeggiarlo apertamente, esasperando al
massimo grado le sue capacità di reazione e il suo istinto di sopravvivenza.
Ora come ora diffida di tutti, istintivamente. Se provocato diventa
violento e pericoloso, e se non ha ancora ucciso nessuno, probabilmente, è
solo perché ogni volta è stato fermato in tempo. Ma i federali sono
convinti che presto sarà maturo anche per l’omicidio. >>
<< Non ha mai sospettato di essere manovrato in qualche modo, e che certe
situazioni potessero essere state manipolate dall’alto? >> chiese Marvel,
l’insegnante grasso dai baffi spioventi.
<< E perché dovrebbe? Quando più di cinquecento allievi possono deriderti e
malmenarti impunemente e gli insegnanti non si scomodano più di tanto per
impedirlo, chiunque arriva a pensare di essere realmente un diverso, e che
cercare di ottenere il rispetto altrui tramite l’uso della violenza sia l’unica
soluzione possibile. >>
La navetta prese terra per la seconda volta, lasciando uscire un secondo gruppo
di ragazzini altrettanto spauriti dei primi.
Tra di questi spiccava per l’altezza un individuo dai capelli chiari, con una
grossa borsa come bagaglio a mano.
<< Hey, tu! Non sei un po’ cresciutello per il primo corso? >> gridò qualcuno
oltre la rete.
L’individuo si voltò lentamente. Non poteva essere un allievo. Portava un corto
pizzetto ben curato a contornargli bocca e mento, e non dimostrava meno di
venticinque, trent’anni.
<< Sei stato bocciato duecento volte? Devi proprio avercela dura, la zucca! >>
L’uomo non degnò di uno sguardo la piccola folla dall’altro lato della cinzione,
e ad un cenno del guidario incaricato, seguì il resto del gruppo fino ai cancelli
del minuscolo spazioporto.
<< Stai zitto, Bruno: è facile che quello sia un nuovo insegnante. >>
<< Naa, troppo giovane. Qui nessun docente ha meno di cinquant’anni, e poi
l’organico è già al completo. E’ più probabile che sia un guidario, e con quelli
si può scherzare lo stesso. >>
<< Fai un po’ come vuoi. Io, però, la tuo posto, sarei un po’ più prudente
finché non avrò visto il colore della divisa che indosserà. >>
<< Ci vorrà tutta l’estate allora. Sai anche tu che i nuovi arrivi giungono
qui al termine dell’anno, in modo che abbiano qualche settimana di tempo
per ambientarsi, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Non si ha più
molto tempo a disposizione, dopo. >>
<< E allora? >> fece l’altro allievo << Ci sono sempre tutti gli altri, se
proprio ti prudono le mani. Che bisogno hai di stuzzicare proprio
quello?>>
<< Forse hai ragione. Beh, qui lo spettacolo è finito >> concluse Bruno
guardando la navetta allontanarsi per la seconda volta dalla superficie del
pianeta. << Andiamo a cercare Black. >>
<< Sarà la solita preda, ma è pur sempre la migliore. >>
<< I nuovi allievi sono già qui da una settimana, e ancora non hanno
smesso di tormentare ME. >> pensò con disappunto Brian Black, uscendo
dalle docce della palestra, dove avevano luogo le gare estive delle varie
discipline sportive. << Sarà la solita storia anche quest’anno, temo: un
altro anno da incubo. >>
Giunto alla panca, scaraventò a terra l’asciugamano con un gesto di stizza,
costatando che la propria uniforme era scomparsa
<< Si ricomincia daccapo: un’altra brutta sorpresa. >>
Al posto della divisa, qualcuno aveva lasciato un rozzo paio di calzoni da
contadino e una camicia a quadrettoni di stoffa grezza e ruvida, sporchi di
strame di cavallo.
Dovevano averli sottratti di nascosto a qualcuno degli stallieri.
Brian si guardò intorno, aspettandosi di poter riconoscere dai sogghigni
più o meno palesi l’artefice dello scherzo.
Molti degli sguardi dei presenti erano fissi su di lui, ma solo quelli di
Bruno Bomakov e di un paio dei suo amici più fedeli rilucevano di gioia
maligna.
<< Allora? >> li apostrofò Black rimanendo immobile accanto alla panca,
nudo e gocciolante, sentendo montare in sé una gran rabbia per quella
interminabile sequenza di scherzi di pessimo gusto.
<< Allora, cosa? >> domandò di rimando Bomakov, beffardo.
<< I miei vestiti. Dove sono i miei vestiti?
<< E che vuoi che ne sappiamo, noi? >>
<< Perché, quelli non sono i tuoi? Eppure si addicono perfettamente ad un
provinciale come te… Dovresti provarli, sai? >>
<< Se non ti piacciono, puoi sempre scambiarli con quelli di qualche
novellino… ce ne sono tanti, non hai che da scegliere! >>
Parecchi tra i ragazzi più giovani presenti nello spogliatoio si affrettarono
a rivestirsi e a lasciare il locale temendo che il litigio tra i più grandi
potesse ritorcersi su di loro.
<< Posso scegliere? Benissimo, stronzo: voglio i tuoi, Bomakov. >>
<< Che? Non sono mica un novellino, io. >>
<< No? >> replicò Black inarcando un sopracciglio, avanzando verso il
giovane con atteggiamento minaccioso. << Eppure scommetto che
piangerai chiamando la mamma, quando ti avrò suonato a dovere. >>
Senza dargli il tempo di reagire, Black afferrò l’avversario per i corti
capelli scuri e, fattolo alzare con un violento strattone, lo colpì subito dopo
con un diretto allo stomaco. I due compagni di Bomakov scattarono
immediatamente all’impiedi cercando di afferrare il loro antagonista, ma i
corpo nudo di Black non offrì loro alcun appiglio.
Bastarono un paio di calci bene assestati a scaraventarli a terra dopo aver
fatto loro perdere l’equilibrio, facendoli scontrare dolorosamente contro un
paio di panche.
Il ragazzo trascinò allora Bomakov fino ai servizi, costringendolo ad
inginocchiarsi accanto ad uno dei water, infilandogli la testa all’interno, un
braccio torto dietro la schiena.
Il malcapitato si divincolò come una furia quando Brian azionò lo
sciacquone.
<< Da merda che sei non meriti altro. Peccato che tu sa troppo grosso per
infilarti tutto nel buco e vederti scomparire. >>
<< Lasciami, maledetto! La pagherai! Te lo giuro! >> gridò il ragazzo con
voce strozzata.
Black lo rialzò con uno strattone, e un violento diretto in pieno viso lo
mandò a sbattere contro una parete, sanguinando dalle labbra rotte.
Soddisfatto del suo operato, Brian tornò alle panche dove, impossessatosi
degli abiti del suo nemico, li infilò velocemente ed uscì dallo spogliatoio,
sbattendo la porta dietro di sé.
Caibo e Masquez rialzarono Bomakov, furioso e dolorante.
<< Questa me la pagherà cara, quel brutto contadino bastardo! Chiamiamo
anche gli altri e andiamo a cercarlo. >>
<< Armati? >>
<< No. Niente lame. Pugni e bastoni danno più soddisfazione. >>
Da una finestra in un corridoio del pianterreno, Black osservò sette giovani
domandare informazioni ad un ragazzo del terzo corso, il quale indicò la
direzione in cui si trovava. Uno dei sette era Bruno Bomakov.
Brian si appostò dietro la porta della stanza in cui si era nascosto in
previsione di un attacco in forze.
Non appena sentì un brusio di voci oltre l’uscio e vide la maniglia iniziare
ad abbassarsi, senza perdere tempo spalancò la porta con un formidabile
calcio, cogliendo di sorpresa almeno tre avversari, di cui due rotolarono a
terra perdendo sangue dal naso. Subito dopo si lanciò attraverso la finestra
aperta, rotolando sull’aiola fiorita al disotto di essa.
Gli inseguitori irruppero nella stanza e, trovandola vuota, si affacciarono
alla finestra.
Immediatamente furono bersagliati da un nutrito lancio di vasi di fiori,
scagliati da un Brian ben deciso a vendere cara la pelle. Subito dopo aver
esaurito i vasi disponibili, si diede alla fuga attraversando di corsa il cortile
dai vialetti inghiaiati.
Se la storia vi sta appassionando almeno quanto sta prendendo me, potete sempre correre a comprare i suoi libri!
Oggi ecco per voi il link su Amazon:
Libri di Erika Corvo
Supportiamo tutti questa nuova visitatrice dei Bastioni dell'Illusione!
giovedì 17 gennaio 2013
Fratelli dello Spazio Profondo - Erika Corvo
Oggi siamo pronti a continuare con un esperimento nuovo, che spero vi piacerà: inauguriamo l'inizio di una sorta di pubblicazione a puntate di una lunga anteprima, che ci terrà compagnia per i mesi a venire.
La gentilissima Erika Corvo si è prestata a questo esperimento e noi siamo felici di ospitarla qui con noi.
Ecco, prima di tutto, cos'ha voluto dirci di sè stessa...
Cominciamo dal principio, quindi...
Ossia da...
Capitolo primo
PIANETA OTTOL, COSTELLAZIONE CHIOMA DI BERENICE
ANNO 749 FEDERAL DOMINI
L’umidità del locale docce, deserto, si condensava sulle piastrelle bianche alle
pareti, rigandole come lacrime silenziose su di un viso stanco.
Il viso pallido e tirato del giovane Roe assomigliava alla parete, bagnato di
lacrime di rabbia e di dolore. Si era rinchiuso all’interno di uno dei box doccia e
seduto sul pavimento, rannicchiato, con la testa appoggiata all’angolo del muro
<< Non ce la faccio più >> mormorò, preparandosi a rendere definitiva la sua
decisione << Per sopravvivere qui dentro bisogna essere di pietra o avere
l’istinto di sopravvivenza di una belva feroce. Io non sono così. Mi rifiuto di
esserlo! >>
Lentamente si sfilò la cinghia dei pantaloni e ne allacciò un’estremità al tubo
della doccia umido e robusto. Salì sullo sgabello di servizio ed infilò la testa nel
cappio formato con la fibbia e la lunga striscia di cuoio.
Il suo cuore batteva all’impazzata cercando il coraggio necessario a rovesciare
lo sgabello.
<< Vaffanculo, Bomakov. Non ti darò la soddisfazione di picchiarmi ancora, e
l’inferno non può essere peggio di questo posto. >>
Scalciato via lo sgabello, Roe penzolò nel vuoto con il collo stretto in una
morsa. Un rantolo soffocato. Il cuore proseguì a battere veloce ancora per poco,
poi rallentò la sua corsa fino a fermarsi del tutto.
<< Che gli Dei ti òdino come ti odio io, Bomakov. >>
Con quest’ultimo pensiero rovente, la coscienza di Roe si dissolse nel buio
eterno.
La pista di atterraggio era ampia quanto un modesto campo sportivo all’interno
delle solide mura dal lungo percorso irregolare, confine invalicabile di un
piccolo microcosmo a sé stante.
Al pari di un gruppo di tifoseria durante un incontro sportivo, un folto pubblico
di giovani assisteva a quello che doveva essere lo spettacolo culminante
dell’intera annata.
Da una nave passeggeri rimasta in orbita attorno ad Ottol, era discesa una
navetta. Per effetto dei razzi frenanti e del cuscinetto d’aria, si adagiò
dolcemente sul sottile strato di ossido di alluminio che rivestiva l’ampia
porzione di terreno adibito all’atterraggio dei veicoli terra-spazio
Oltre la rete di protezione che delimitava il perimetro dello spazioporto, si levò
un coro di urla e di fischi non appena la navetta toccò il suolo, e i fischi
raddoppiarono di intensità allorché il portellone venne aperto e la passerella
calata.
Discese per primo un inserviente seguito da un gran numero di persone dall’aria
giovane e spaurita. Ognuno di loro portava con sé un grosso zaino sulla
schiena, o pesanti bagagli a mano. L’età media dei nuovi arrivati sembrava
essere, a parte qualche rara eccezione, tra gli otto e i tredici anni, ma ciò non
risparmiava loro battute pesanti da parte della schiera di ragazzi più grandi
assiepati al di là delle reti.
<< Guarda un po’che facce da scemi, quei pivelli! >>
<< Ti sei portato dietro il biberon, cocco di mamma? >>
<< Cosa c’è in quello zaino, faccia da fesso? L’orsacchiotto? >>
<< Hey, piscialletto, te li sei portati, i pannolini? >>
Risate e battute continuarono finché i frastornati ragazzini vennero condotti via
da un guidario in divisa azzurra, docili come agnelli ai suoi comandi. La
navetta richiuse il portello e con un getto dei razzi si mosse lentamente dal
suolo, per poi guizzare verso l’alto con una formidabile accelerazione.
<< Tra dieci minuti arriverà il secondo carico >> fece uno dei ragazzi dietro la
rete.
<< Quanti arrivi sono previsti, quest’anno? >> domandò agli amici un ragazzo
sui diciassette anni.
<< Almeno settanta elementi: tre classi nuove. Avremo molto da divertirci:
sembrano ingenui come verginelle candide! >>
<< Inventeremo scherzi nuovi. >>
<< Anche quelli vecchi vanno sempre bene: tanto, loro non li conoscono. >>
<< Così, anche quest’anno si è concluso >> sentenziò l’uomo dai capelli
inargentati, seduto su una antica e imponente poltroncina imbottita rivestita di
pelle bordeaux.
La luce dorata del tramonto si rifletteva dall’alta finestra rettangolare alle sue
spalle fino al massiccio tavolo in mogano scuro.
<< Non è stato un anno malvagio, rettore. Non sembra anche a voi? >> replicò
un uomo grasso dai lunghi baffi spioventi.
<< Una buona annata … già … Una buona annata. >> disse pronunciando
lentamente le sue parole, assaporandole come fossero vino pregiato.
<< Settanta ragazzi promossi, di cui la metà con un buon punteggio; dieci
respinti, un ritiro e due suicidi… Kidan e Roe. Peccato, soprattutto per Roe.
Kidan era uno smidollato. >> commentò giocherellando con le dita sul
bracciolo imbottito.
<< Non faceva parte di quel progetto federale…? >> lasciò in sospeso
un’anziana donna con i capelli acconciati a crocchia, seduta accanto al rettore.
<< Roe? Si, il giovane Roe. >> precisò questi << Era uno dei prescelti per il
progetto Hunter. Un soggetto promettente, ad onor del vero… Ma troppo
debole, evidentemente non ha retto alla pressione. L’hanno trovato questa
mattina impiccato nei bagni con la cinghia dei calzoni dell’uniforme…
forniamo cinghie molto robuste ai nostri allievi.>>
<< Quanti ne restano, ora? >>
<< Qui nel Complesso delle Scienze, su Ottol, professoressa Nield? Fide sta
lasciando or ora il pianeta, pronto per i suoi nuovi incarichi federali… Visto che
Roe ci ha lasciati in altra maniera, ne resta solo uno… l’allievo Black. Non è
del suo corso. >>
<< Che tipo è? >> domandò l’anziana donna.
L’uniforme dei docenti, grigia con le bande laterali verde e oro, era la stessa per
tutti gli insegnanti, indipendentemente dal loro sesso, ma la professoressa Nield
riusciva ad indossarla inamidata e abbottonata fino all’ultimo bottone del
colletto nonostante il caldo, come un abito da zitella castigata e bigotta.
Non basta un’uniforme a rendere uguali le persone: ognuno la indossava a
modo suo, con un effetto diverso. Quella del professor Krogg, insegnante di
navigazione, leggermente unticcia, aveva un bottone inserito nell’occhiello
sbagliato, che conferiva a tutto l’insieme un aspetto sbilenco e un’aria pallida e
gualcita come se si vergognasse di essere lì, indosso al suo proprietario.
Vi sta appassionando? Se la risposta è si, la soluzione è semplice: andare subito a comprare il suo libro, al link qui sotto! :D
Fratelli dello Spazio Profondo
lunedì 14 gennaio 2013
Recensioni, segnalazioni e molto altro...
O quasi.
Ma forza, avanti con le news!!
1) Oggi voglio segnalare a tutti - sperando siano molti! XD - lettori un blog, che mi ha fatto il grande piacere di scrivere una recensione per un'antologia a cui ho collaborato anche io, con il racconto (H)Yun: una storia di robot e apocalisse che mi è molto cara e mi ha molto divertito scrivere.
Quindi, in occasione di questa recensione, ottengo il doppio risultato di farvi leggere la recensione in questione e in più segnalarvi il blog, luogo di ritrovo di volenterose appassionate di scrittura, sempre pronte a dare una mano! ^^
http://bardenan.blogspot.it/
2) La seconda cosa che voglio segnalare oggi è un altro mio racconto - o almeno il suo incipit.
Ho infatti iniziato la serializzazione su un sito di fanfiction della prima delle storie ambientate in un mondo a cui lavoro da parecchio: è un progetto che andrà a espandersi e a cui tengo davvero tanto.
Ovviamente, sarà un piacere per me se avrete voglia di seguirmi in questa nuova avventura...
La Città dei Mostri - preludio
mercoledì 9 gennaio 2013
Il Tocco degli Spiriti Antichi - Noemi Gastaldi
lunedì 24 dicembre 2012
Natale tra i mostri
mercoledì 12 dicembre 2012
un piccolo piccolo teaser...
dalla vostra circus monster princess Cordelia
L'aria ha l'odore del sangue.
Ormai non ho più la forza nemmeno di girarmi, ma in fondo non lo voglio davvero: so già cosa vedrei, e il mio unico desiderio in questo momento, l'unica preghiera che riesca ancora a fare è che mi sia risparmiato il più a lungo possibile il confronto con la realtà.
“Come siamo arrivati... a questo... ?”
E' una domanda retorica questa, ma mi fa ugualmente venire le lacrime agli occhi: non ho infatti risposte da offrire a quella voce bassa e roca, così diversa dalla mia e così amata.
Mi sforzo di ritornare con la mente ai mesi passati insieme.
Già, come eravamo arrivati a questo?
Possibile che dal bene possa nascere tanto male? L'amore è forse qualcosa di sbagliato di per sé stesso, una malattia che dovrebbe venir estirpata ovunque si presenti? Si vivrebbe meglio senza amare? Oppure, più semplicemente, si deve saper accettare che ci sono cose a questo mondo più preziose dei sentimenti, cose che nemmeno la pretesa di “fare del bene” a chi si ama ci consente di violare?
Cerco – senza riuscirci – di scuotere la testa.