martedì 22 gennaio 2013

Intervista ad Aurora Torchia per Favole del Crepuscolo

Che dire?
Ringrazio la gentilissima Rita, che mi ha ospitato nel suo blog e mi ha permesso di blaterare a ruota libera su Favole... Spero che vorrete fare un salto a leggermi! (^_-)

Intervista

E non dimenticate di dare un'occhiata a questo bellissimo blog nel suo complesso, non soffermatevi solo sui miei deliri :D

Anakina.blog

lunedì 21 gennaio 2013

Fratelli dello Spazio Profondo - l'anteprima continua

Ed eccoci al secondo appuntamento con Erika Corvo e il suo Fratelli dello Spazio Profondo, di cui abbiamo il piacere di ospitare una lunga anteprima "a puntate": quest'oggi facciamo conoscenza col protagonista... Quindi fatevi avanti!
(per la prima parte, vi rimando al post precedente, sempre su Bastions of Illusion.


L’uomo aveva tutto l’aspetto dello spaziale a riposo di vecchio stampo, con la muscolatura e la pelle flaccida per effetto della forza di gravità, cui si era
disabituato durante gli anni di servizio a bordo di vascelli spaziali
<< Perfetto, per il progetto Hunter. >> rispose Krogg, risollevando con un
gesto della mano un ciuffo di capelli biondi che tendevano a ricadergli sul viso,
flaccidi e sbilenchi come tutto il resto. << E’ nel mio corso da quando è arrivato
qui, otto anni fa, e già da allora ha mostrato caratteristiche tali da essere
immediatamente segnalato a chi di dovere ed essere inserito nel progetto:
massima intelligenza, massimo impegno nello studio… Subito schernito da tutti
per via della sua provenienza; un pianeta minore appena affiliato, praticamente
sconosciuto. Non hanno mai smesso di deriderlo ed isolarlo; in barba ai suoi
magnifici risultati scolastici, o forse invidiosi di questi. Si è fatto notare subito
per il suo carattere rissoso e violento, indomabile. Reagisce con furia rabbiosa
ad ogni insulto e ad ogni provocazione, e da allora fa a botte quasi ogni giorno.
Non appena gli ufficiali federativi ci hanno comunicato la conferma al suo
inserimento al progetto, naturalmente, ci siamo adoperati affinché qualunque
studente si sentisse in diritto di sbeffeggiarlo apertamente, esasperando al
massimo grado le sue capacità di reazione e il suo istinto di sopravvivenza.
Ora come ora diffida di tutti, istintivamente. Se provocato diventa
violento e pericoloso, e se non ha ancora ucciso nessuno, probabilmente, è
solo perché ogni volta è stato fermato in tempo. Ma i federali sono
convinti che presto sarà maturo anche per l’omicidio. >>
<< Non ha mai sospettato di essere manovrato in qualche modo, e che certe
situazioni potessero essere state manipolate dall’alto? >> chiese Marvel,
l’insegnante grasso dai baffi spioventi.
<< E perché dovrebbe? Quando più di cinquecento allievi possono deriderti e
malmenarti impunemente e gli insegnanti non si scomodano più di tanto per
impedirlo, chiunque arriva a pensare di essere realmente un diverso, e che
cercare di ottenere il rispetto altrui tramite l’uso della violenza sia l’unica
soluzione possibile. >>

La navetta prese terra per la seconda volta, lasciando uscire un secondo gruppo
di ragazzini altrettanto spauriti dei primi.
Tra di questi spiccava per l’altezza un individuo dai capelli chiari, con una
grossa borsa come bagaglio a mano.
<< Hey, tu! Non sei un po’ cresciutello per il primo corso? >> gridò qualcuno
oltre la rete.
L’individuo si voltò lentamente. Non poteva essere un allievo. Portava un corto
pizzetto ben curato a contornargli bocca e mento, e non dimostrava meno di
venticinque, trent’anni.
<< Sei stato bocciato duecento volte? Devi proprio avercela dura, la zucca! >>
L’uomo non degnò di uno sguardo la piccola folla dall’altro lato della cinzione,
e ad un cenno del guidario incaricato, seguì il resto del gruppo fino ai cancelli
del minuscolo spazioporto.
<< Stai zitto, Bruno: è facile che quello sia un nuovo insegnante. >>
<< Naa, troppo giovane. Qui nessun docente ha meno di cinquant’anni, e poi
l’organico è già al completo. E’ più probabile che sia un guidario, e con quelli
si può scherzare lo stesso. >>
<< Fai un po’ come vuoi. Io, però, la tuo posto, sarei un po’ più prudente
finché non avrò visto il colore della divisa che indosserà. >>
<< Ci vorrà tutta l’estate allora. Sai anche tu che i nuovi arrivi giungono
qui al termine dell’anno, in modo che abbiano qualche settimana di tempo
per ambientarsi, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Non si ha più
molto tempo a disposizione, dopo. >>
<< E allora? >> fece l’altro allievo << Ci sono sempre tutti gli altri, se
proprio ti prudono le mani. Che bisogno hai di stuzzicare proprio
quello?>>
<< Forse hai ragione. Beh, qui lo spettacolo è finito >> concluse Bruno
guardando la navetta allontanarsi per la seconda volta dalla superficie del
pianeta. << Andiamo a cercare Black. >>
<< Sarà la solita preda, ma è pur sempre la migliore. >>

<< I nuovi allievi sono già qui da una settimana, e ancora non hanno
smesso di tormentare ME. >> pensò con disappunto Brian Black, uscendo
dalle docce della palestra, dove avevano luogo le gare estive delle varie
discipline sportive. << Sarà la solita storia anche quest’anno, temo: un
altro anno da incubo. >>
Giunto alla panca, scaraventò a terra l’asciugamano con un gesto di stizza,
costatando che la propria uniforme era scomparsa
<< Si ricomincia daccapo: un’altra brutta sorpresa. >>
Al posto della divisa, qualcuno aveva lasciato un rozzo paio di calzoni da
contadino e una camicia a quadrettoni di stoffa grezza e ruvida, sporchi di
strame di cavallo.
Dovevano averli sottratti di nascosto a qualcuno degli stallieri.
Brian si guardò intorno, aspettandosi di poter riconoscere dai sogghigni
più o meno palesi l’artefice dello scherzo.
Molti degli sguardi dei presenti erano fissi su di lui, ma solo quelli di
Bruno Bomakov e di un paio dei suo amici più fedeli rilucevano di gioia
maligna.
<< Allora? >> li apostrofò Black rimanendo immobile accanto alla panca,
nudo e gocciolante, sentendo montare in sé una gran rabbia per quella
interminabile sequenza di scherzi di pessimo gusto.
<< Allora, cosa? >> domandò di rimando Bomakov, beffardo.
<< I miei vestiti. Dove sono i miei vestiti?
<< E che vuoi che ne sappiamo, noi? >>
<< Perché, quelli non sono i tuoi? Eppure si addicono perfettamente ad un
provinciale come te… Dovresti provarli, sai? >>
<< Se non ti piacciono, puoi sempre scambiarli con quelli di qualche
novellino… ce ne sono tanti, non hai che da scegliere! >>
Parecchi tra i ragazzi più giovani presenti nello spogliatoio si affrettarono
a rivestirsi e a lasciare il locale temendo che il litigio tra i più grandi
potesse ritorcersi su di loro.
<< Posso scegliere? Benissimo, stronzo: voglio i tuoi, Bomakov. >>
<< Che? Non sono mica un novellino, io. >>
<< No? >> replicò Black inarcando un sopracciglio, avanzando verso il
giovane con atteggiamento minaccioso. << Eppure scommetto che
piangerai chiamando la mamma, quando ti avrò suonato a dovere. >>
Senza dargli il tempo di reagire, Black afferrò l’avversario per i corti
capelli scuri e, fattolo alzare con un violento strattone, lo colpì subito dopo
con un diretto allo stomaco. I due compagni di Bomakov scattarono
immediatamente all’impiedi cercando di afferrare il loro antagonista, ma i
corpo nudo di Black non offrì loro alcun appiglio.
Bastarono un paio di calci bene assestati a scaraventarli a terra dopo aver
fatto loro perdere l’equilibrio, facendoli scontrare dolorosamente contro un
paio di panche.
Il ragazzo trascinò allora Bomakov fino ai servizi, costringendolo ad
inginocchiarsi accanto ad uno dei water, infilandogli la testa all’interno, un
braccio torto dietro la schiena.
Il malcapitato si divincolò come una furia quando Brian azionò lo
sciacquone.
<< Da merda che sei non meriti altro. Peccato che tu sa troppo grosso per
infilarti tutto nel buco e vederti scomparire. >>
<< Lasciami, maledetto! La pagherai! Te lo giuro! >> gridò il ragazzo con
voce strozzata.
Black lo rialzò con uno strattone, e un violento diretto in pieno viso lo
mandò a sbattere contro una parete, sanguinando dalle labbra rotte.
Soddisfatto del suo operato, Brian tornò alle panche dove, impossessatosi
degli abiti del suo nemico, li infilò velocemente ed uscì dallo spogliatoio,
sbattendo la porta dietro di sé.
Caibo e Masquez rialzarono Bomakov, furioso e dolorante.
<< Questa me la pagherà cara, quel brutto contadino bastardo! Chiamiamo
anche gli altri e andiamo a cercarlo. >>
<< Armati? >>
<< No. Niente lame. Pugni e bastoni danno più soddisfazione. >>
Da una finestra in un corridoio del pianterreno, Black osservò sette giovani
domandare informazioni ad un ragazzo del terzo corso, il quale indicò la
direzione in cui si trovava. Uno dei sette era Bruno Bomakov.
Brian si appostò dietro la porta della stanza in cui si era nascosto in
previsione di un attacco in forze.
Non appena sentì un brusio di voci oltre l’uscio e vide la maniglia iniziare
ad abbassarsi, senza perdere tempo spalancò la porta con un formidabile
calcio, cogliendo di sorpresa almeno tre avversari, di cui due rotolarono a
terra perdendo sangue dal naso. Subito dopo si lanciò attraverso la finestra
aperta, rotolando sull’aiola fiorita al disotto di essa.
Gli inseguitori irruppero nella stanza e, trovandola vuota, si affacciarono
alla finestra.
Immediatamente furono bersagliati da un nutrito lancio di vasi di fiori,
scagliati da un Brian ben deciso a vendere cara la pelle. Subito dopo aver
esaurito i vasi disponibili, si diede alla fuga attraversando di corsa il cortile
dai vialetti inghiaiati.


Se la storia vi sta appassionando almeno quanto sta prendendo me, potete sempre correre a comprare i suoi libri! 
Oggi ecco per voi il link su Amazon: 
Libri di Erika Corvo 
Supportiamo tutti questa nuova visitatrice dei Bastioni dell'Illusione!

giovedì 17 gennaio 2013

Fratelli dello Spazio Profondo - Erika Corvo

Buongiorno a tutti i viaggiatori giusti ai Bastioni!
Oggi siamo pronti a continuare con un esperimento nuovo, che spero vi piacerà: inauguriamo l'inizio di una sorta di pubblicazione a puntate di una lunga anteprima, che ci terrà compagnia per i mesi a venire.
La gentilissima Erika Corvo si è prestata a questo esperimento e noi siamo felici di ospitarla qui con noi.
Ecco, prima di tutto, cos'ha voluto dirci di sè stessa...

Piccola nota biografica:
Ho iniziato leggendo i libri di mio padre perché non avevo nient'altro da fare. Quando ero piccola, quasi non c'era neanche la tv, e i miei non mi permettevano di uscire di casa. Ancor prima di andare alle elementari leggevo Salgari, Kipling, e gli Urania. La fantascienza è stata il mio primo amore. Magari non capivo tutto, ma sono cresciuta con quelli. Il mio unico modo di conoscere il mondo. Poi c'erano Pirandello, Tomasi Di Lampedusa, Trilussa... Finiti i libri, leggevo anche i foglietti illustrativi dei medicinali e gli ingredienti del Cioccorì. In due lingue, perché in italiano era troppo facile e troppo veloce, e alla fine era sempre quello.
Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, e soldi per comprare libri da leggere non ce n'erano; dovevo pensare alla casa e al bimbo appena nato. Troppo povera per qualsiasi cosa. Il marito era un poco di buono, e quando il mondo dove sei non ti piace più, ne inventi un altro. Allora, i libri, ho iniziato a scrivermeli da me. Il libro che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha ancora scritto. I primi erano solo esperimenti. Dal 1995 scrivo sul serio. Attualmente ho nove racconti completi e altri tre in mente, pronti per essere scritti.
Tante volte mi hanno chiesto: "Ma perché non li fai pubblicare?"
Perché non ho mai avuto i soldi per una macchina da scrivere, o per un computer, e gli editori, quelli scritti a mano, non li vogliono. Io facevo fatica anche a trovare i soldi per le biro e la carta, altro che computer!
Adesso sono single, ho ancora con me una figlia da crescere e sopravviviamo col mio lavoro part-time, faccio la badante presso la suocera di un architetto. Quest'ultimo, un giorno, mi dice che non legge mai nessun libro scritto da donne, in quanto li trova troppo sdolcinati, scontati e mielosi.
Punta nel vivo, gli porto uno dei miei lavori e li dico:"Mielosi? Bene, prova questo. L'ho scritto io." Nonostante fossero 460 pagine scritte a mano, l'ha letto tutto d'un fiato. Dopodiché mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: "Copialo e presentalo a qualcuno. Ne vale la pena, è veramente bello."

Cominciamo dal principio, quindi... 
Ossia da...

 

FRATELLI DELLO SPAZIO PROFONDO.   SINOSSI.


E' del 1997, il primo di una serie di quattro racconti di pirateria spaziale. Potrebbe essere vagamente paragonabile a Guerre Stellari, ma non gli assomiglia per niente. Dato che non ho mai sopportato la gente che scrive senza sapere quello che dice, per realizzarlo ho dovuto farmi prestare i libri degli amici di mio figlio. Chimica e fisica per le trovate geniali. Le biografie di Cesare, Alessandro il Grande e Annibale per la strategia militare. Piero Angela per la scienza dei viaggi a velocità luce, e vari altri. Mi sono infiltrata in una crew di writers per descrivere i Loonies e il loro gergo.
Nessun altro personaggio mi ha dato soddisfazioni quanto Brian Black.
Non tanto perché scrivere, quando si parla di lui, è veramente divertente, ma perché Brian non è un personaggio di sola azione: ha un cervello, ha un'anima, si pone delle domande e talvolta è tormentato dal dubbio, si mette in gioco, ricomincia tutto daccapo. E come tanti personaggi di carta, ha preso vita. Tant'è che ogni tanto mi racconta qualcos'altro di lui, e ricomincio a scrivere.


 Capitolo primo
 
PIANETA OTTOL, COSTELLAZIONE CHIOMA DI BERENICE
ANNO 749 FEDERAL DOMINI


L’umidità del locale docce, deserto, si condensava sulle piastrelle bianche alle
pareti, rigandole come lacrime silenziose su di un viso stanco.
Il viso pallido e tirato del giovane Roe assomigliava alla parete, bagnato di
lacrime di rabbia e di dolore. Si era rinchiuso all’interno di uno dei box doccia e
seduto sul pavimento, rannicchiato, con la testa appoggiata all’angolo del muro
<< Non ce la faccio più >> mormorò, preparandosi a rendere definitiva la sua
decisione << Per sopravvivere qui dentro bisogna essere di pietra o avere
l’istinto di sopravvivenza di una belva feroce. Io non sono così. Mi rifiuto di
esserlo! >>
Lentamente si sfilò la cinghia dei pantaloni e ne allacciò un’estremità al tubo
della doccia umido e robusto. Salì sullo sgabello di servizio ed infilò la testa nel
cappio formato con la fibbia e la lunga striscia di cuoio.
Il suo cuore batteva all’impazzata cercando il coraggio necessario a rovesciare
lo sgabello.
<< Vaffanculo, Bomakov. Non ti darò la soddisfazione di picchiarmi ancora, e
l’inferno non può essere peggio di questo posto. >>
Scalciato via lo sgabello, Roe penzolò nel vuoto con il collo stretto in una
morsa. Un rantolo soffocato. Il cuore proseguì a battere veloce ancora per poco,
poi rallentò la sua corsa fino a fermarsi del tutto.
<< Che gli Dei ti òdino come ti odio io, Bomakov. >>
Con quest’ultimo pensiero rovente, la coscienza di Roe si dissolse nel buio
eterno.


 La pista di atterraggio era ampia quanto un modesto campo sportivo all’interno
delle solide mura dal lungo percorso irregolare, confine invalicabile di un
piccolo microcosmo a sé stante.
Al pari di un gruppo di tifoseria durante un incontro sportivo, un folto pubblico
di giovani assisteva a quello che doveva essere lo spettacolo culminante
dell’intera annata.
Da una nave passeggeri rimasta in orbita attorno ad Ottol, era discesa una
navetta. Per effetto dei razzi frenanti e del cuscinetto d’aria, si adagiò
dolcemente sul sottile strato di ossido di alluminio che rivestiva l’ampia
porzione di terreno adibito all’atterraggio dei veicoli terra-spazio
Oltre la rete di protezione che delimitava il perimetro dello spazioporto, si levò
un coro di urla e di fischi non appena la navetta toccò il suolo, e i fischi
raddoppiarono di intensità allorché il portellone venne aperto e la passerella
calata.
Discese per primo un inserviente seguito da un gran numero di persone dall’aria
giovane e spaurita. Ognuno di loro portava con sé un grosso zaino sulla
schiena, o pesanti bagagli a mano. L’età media dei nuovi arrivati sembrava
essere, a parte qualche rara eccezione, tra gli otto e i tredici anni, ma ciò non
risparmiava loro battute pesanti da parte della schiera di ragazzi più grandi
assiepati al di là delle reti.
<< Guarda un po’che facce da scemi, quei pivelli! >>
<< Ti sei portato dietro il biberon, cocco di mamma? >>
<< Cosa c’è in quello zaino, faccia da fesso? L’orsacchiotto? >>
<< Hey, piscialletto, te li sei portati, i pannolini? >>
Risate e battute continuarono finché i frastornati ragazzini vennero condotti via
da un guidario in divisa azzurra, docili come agnelli ai suoi comandi. La
navetta richiuse il portello e con un getto dei razzi si mosse lentamente dal
suolo, per poi guizzare verso l’alto con una formidabile accelerazione.
<< Tra dieci minuti arriverà il secondo carico >> fece uno dei ragazzi dietro la
rete.
<< Quanti arrivi sono previsti, quest’anno? >> domandò agli amici un ragazzo
sui diciassette anni.
<< Almeno settanta elementi: tre classi nuove. Avremo molto da divertirci:
sembrano ingenui come verginelle candide! >>
<< Inventeremo scherzi nuovi. >>
<< Anche quelli vecchi vanno sempre bene: tanto, loro non li conoscono. >>

<< Così, anche quest’anno si è concluso >> sentenziò l’uomo dai capelli
inargentati, seduto su una antica e imponente poltroncina imbottita rivestita di
pelle bordeaux.
La luce dorata del tramonto si rifletteva dall’alta finestra rettangolare alle sue
spalle fino al massiccio tavolo in mogano scuro.
<< Non è stato un anno malvagio, rettore. Non sembra anche a voi? >> replicò
un uomo grasso dai lunghi baffi spioventi.
<< Una buona annata … già … Una buona annata. >> disse pronunciando
lentamente le sue parole, assaporandole come fossero vino pregiato.
<< Settanta ragazzi promossi, di cui la metà con un buon punteggio; dieci
respinti, un ritiro e due suicidi… Kidan e Roe. Peccato, soprattutto per Roe.
Kidan era uno smidollato. >> commentò giocherellando con le dita sul
bracciolo imbottito.
<< Non faceva parte di quel progetto federale…? >> lasciò in sospeso
un’anziana donna con i capelli acconciati a crocchia, seduta accanto al rettore.
<< Roe? Si, il giovane Roe. >> precisò questi << Era uno dei prescelti per il
progetto Hunter. Un soggetto promettente, ad onor del vero… Ma troppo
debole, evidentemente non ha retto alla pressione. L’hanno trovato questa
mattina impiccato nei bagni con la cinghia dei calzoni dell’uniforme…
forniamo cinghie molto robuste ai nostri allievi.>>
<< Quanti ne restano, ora? >>
<< Qui nel Complesso delle Scienze, su Ottol, professoressa Nield? Fide sta
lasciando or ora il pianeta, pronto per i suoi nuovi incarichi federali… Visto che
Roe ci ha lasciati in altra maniera, ne resta solo uno… l’allievo Black. Non è
del suo corso. >>
<< Che tipo è? >> domandò l’anziana donna.
L’uniforme dei docenti, grigia con le bande laterali verde e oro, era la stessa per
tutti gli insegnanti, indipendentemente dal loro sesso, ma la professoressa Nield
riusciva ad indossarla inamidata e abbottonata fino all’ultimo bottone del
colletto nonostante il caldo, come un abito da zitella castigata e bigotta.
Non basta un’uniforme a rendere uguali le persone: ognuno la indossava a
modo suo, con un effetto diverso. Quella del professor Krogg, insegnante di
navigazione, leggermente unticcia, aveva un bottone inserito nell’occhiello
sbagliato, che conferiva a tutto l’insieme un aspetto sbilenco e un’aria pallida e
gualcita come se si vergognasse di essere lì, indosso al suo proprietario.


Vi sta appassionando? Se la risposta è si, la soluzione è semplice: andare subito a comprare il suo libro, al link qui sotto! :D

Fratelli dello Spazio Profondo 

lunedì 14 gennaio 2013

Recensioni, segnalazioni e molto altro...

Oggi, una volta tanto, niente stralci di racconti da leggere...
O quasi.
Ma forza, avanti con le news!!

1) Oggi voglio segnalare a tutti - sperando siano molti! XD - lettori un blog, che mi ha fatto il grande piacere di scrivere una recensione per un'antologia a cui ho collaborato anche io, con il racconto (H)Yun: una storia di robot e apocalisse che mi è molto cara e mi ha molto divertito scrivere.
Quindi, in occasione di questa recensione, ottengo il doppio risultato di farvi leggere la recensione in questione e in più segnalarvi il blog, luogo di ritrovo di volenterose appassionate di scrittura, sempre pronte a dare una mano! ^^

http://bardenan.blogspot.it/ 

2) La seconda cosa che voglio segnalare oggi è un altro mio racconto - o almeno il suo incipit.
Ho infatti iniziato la serializzazione su un sito di fanfiction della prima delle storie ambientate in un mondo a cui lavoro da parecchio: è un progetto che andrà a espandersi e a cui tengo davvero tanto.
Ovviamente, sarà un piacere per me se avrete voglia di seguirmi in questa nuova avventura...

La Città dei Mostri - preludio 

mercoledì 9 gennaio 2013

Il Tocco degli Spiriti Antichi - Noemi Gastaldi

 Sono contenta di poter ospitare in questo blog un'altra autrice fantasy, di cui spero avrò l'occasione di parlarvi anche in altri futuri post: si tratta di Noemi Gastaldi, che ci dà qui un assaggio del suo romanzo fantasy, disponibile su amazon.
Spero che questo sia solo l'inizio, e avremo presto molti altri autori di cui parlare!


Aveva iniziato a nevicare e le strade erano deserte. Soltanto pochissime incredule persone videro una donna lottare spasmodicamente contro un’armatura.
Francesca corse veloce fino a portarsi alle spalle dello spettro, lasciò cadere il borsone ai suoi piedi e prese a concentrarsi. In quel momento, l’armatura si girò verso di lei e si fermò, come se d’improvviso fosse inanimata. Il clangore delle sue giunture tradì subito la sua natura materica, molto differente da quella di un Larius, per quanto il bagliore con cui era apparsa fosse molto simile a quello degli spettri bambini. I Larius, infatti, pur essendo perfettamente in grado di provocare fastidiosi rumori di varia natura e di distruggere oggetti, mantenevano sempre una parvenza evanescente che non aveva nulla a che vedere con l’aspetto solido e imponente di quel nuovo tipo di spettro.
Le mani della Viator si mossero rapide e decise: senza esitazioni, Francesca prese una mistura di erbe e la lanciò in aria, poi, con una rapidità inaudita, accese un fiammifero e lo lanciò tra le foglioline ancora sospese tra i fiocchi di neve. Una piccola esplosione di nebbiolina verdastra avvolse le sue mani fino agli avambracci: in una frazione di secondo questi vennero ricoperti da uno strato sottile di metallo scuro che proseguiva fino alla punta delle dita, prolungandone le unghie in forti lame affilate. La Viator chiuse gli occhi e si concentrò ancora, poi attaccò l’armatura: sferrò un colpo rapido, mirato a infilare le sue lame nella cotta di maglia che congiungeva l’elmo al corpo dell’armatura. Lo spettro rispose altrettanto velocemente, parando il colpo con la sua mano metallica. Con uno stridio raccapricciante, le lunghe unghie di Francesca lasciarono cinque profondi segni lucidi sul polso del suo nemico, mentre la Viator sferrava un nuovo colpo con l’altra mano, mirando questa volta a infilare le unghie nel ventre dell’armatura. Ancora una volta lo spettro parò il colpo; Francesca si fece indietro di un passo e l’armatura si bloccò nuovamente davanti a lei.
Francesca si portò nuovamente le mani alle tempie, cercando di richiamare alla memoria tutte le sensazioni che aveva provato al tocco di quel metallo scuro: le sue mani frugarono ancora nel borsone alla ricerca del giusto rituale, riempirono una piccola beuta di vetro con dei pigmenti colorati e la scagliarono contro l’armatura. Subito dopo, un nuovo lancio di erbe, un nuovo fiammifero e una nuova esplosione verdastra. Le sue unghie divennero più lunghe e più forti. Francesca tentò subito di colpire al collo il suo nemico e, questa volta, quando il braccio metallico parò il colpo, le unghie della Viator riuscirono a penetrare l’armatura: Francesca avrebbe staccato di netto quel braccio, ma una sospensione scura iniziò a fuoriuscire dai solchi che aveva inferto. La Viator respirò quella strana sostanza e sentì il suo corpo paralizzarsi. I suoi occhi videro il metallo che proteggeva i suoi avambracci tagliarsi di netto come sotto l’effetto di un laser, lasciando scoperta la sua pelle chiara e sottile. Una dopo l’altra, le vene bluastre del suo polso venivano recise, il suo sangue fluiva lentamente fino a sporcare la candida neve al suolo. Francesca credette di lanciare un grido, ma dalla sua bocca spalancata non uscì alcun suono. In un folle giramento di testa, si accasciò ai piedi dell’armatura tremando sul suo corpo debole.
D’improvviso, riaprì gli occhi: le sue braccia erano intatte, il metallo protettivo era al suo posto, il suo corpo era ancora forte.
L’armatura non si era mossa e portava i segni del suo ultimo attacco; la nebbiolina scura che aveva provocato quella forte illusione alla Viator, aleggiava attorno al braccio in cui le sue unghie erano penetrate.
Francesca si alzò in piedi e restò allibita davanti all’ambiguo comportamento di quello spettro sconosciuto.
Con i Laruis era stato tutto molto più semplice: quando il primo di quei bambini le aveva fatto visita, insistendo a voler essere liberato, lei sapeva già quel che doveva fare. Le sue frequenti e intense ibridazioni con le bestie le avevano dato sufficiente conoscenza e potere per creare una sorta di pozione che, unita alla sua volontà, avrebbe dissolto quello spirito camuffato da infante senza problemi.
Invece, con quell’armatura, nulla sembrava funzionare. Francesca era esausta, ma lo spettro restava fermo in mezzo alla neve; non sembrava per nulla interessato a combattere con lei e, fin dal principio, si era difeso senza mai attaccare. La Viator si convinse che dovesse essere anch’esso qualcosa di molto simile a un Larius, e che stesse attendendo di essere dissolto.
Si concentrò ancora una volta, richiamando alla mente le nuove informazioni acquisite. Le sue mani si mossero rapide e disegnarono uno strano simbolo sul sottile strato di neve che ricopriva l’asfalto, poi armeggiarono all’interno del borsone ed estrassero un coltello dalla lama ricurva. Con tutte le sue forze, Francesca piantò la punta del coltello al centro del simbolo che aveva davanti e, finalmente, l’armatura vacillò: per qualche secondo apparve evanescente e poco solida, certamente Francesca sarebbe riuscita a distruggerla sferrando un nuovo attacco a seguito di quel rituale. Quell’armatura, però, non era intenzionata a lasciare che questo accadesse. Non se ne era stata ferma ad aspettare per esser “liberata”, non aveva assolutamente la volontà di far cessare quello stato di cose. Lei voleva solo conoscere la forza della Viator che aveva davanti.
Mentre Francesca si concentrava un’ultima volta per terminare quel che aveva iniziato, l’Armatura aprì il suo elmo e ne fece fuoriuscire un’emanazione nera che colpì in pieno il volto della Viator.
Francesca cadde prima in ginocchio, poi si ritrovò sdraiata a terra: non riusciva a vedere nulla né a muoversi.
Quando si riprese, era bagnata fradicia e mezza congelata. Sia Roberto che Lucilla erano finalmente riusciti a raggiungerla.
L’armatura era ormai lontana.


Questo era solo un piccolo assaggio... 
Se volete sapere il resto della storia - o anche il suo inizio, se è per questo - non vi resta che acquistare l'ebook su amazon!

lunedì 24 dicembre 2012

Natale tra i mostri

Buon Natale e buone feste a tutti! :D E come regalo, ho finalmente trovato il modo di cominciare la serializzazione di un piccolo progetto che sognavo da parecchio tempo: La Città dei Mostri! Nulla a che vedere con i miei romanzi veri e propri, ma è una cosa a cui sono molto affezionata e volevo realizzare da anni... Ma basta con le chiacchiere ed ecco a voi il preludio! Lo trovate a questo link: muahahahaha!

mercoledì 12 dicembre 2012

un piccolo piccolo teaser...

Un piccolo assaggio del racconto a puntate a cui sto lavorando per un sito di fanfiction (oh, beh, questa non ha niente di fanfiction... ma non importa XD)!
dalla vostra circus monster princess Cordelia

L'aria ha l'odore del sangue.

Ormai non ho più la forza nemmeno di girarmi, ma in fondo non lo voglio davvero: so già cosa vedrei, e il mio unico desiderio in questo momento, l'unica preghiera che riesca ancora a fare è che mi sia risparmiato il più a lungo possibile il confronto con la realtà.

“Come siamo arrivati... a questo... ?”

E' una domanda retorica questa, ma mi fa ugualmente venire le lacrime agli occhi: non ho infatti risposte da offrire a quella voce bassa e roca, così diversa dalla mia e così amata.

Mi sforzo di ritornare con la mente ai mesi passati insieme.

Già, come eravamo arrivati a questo?

Possibile che dal bene possa nascere tanto male? L'amore è forse qualcosa di sbagliato di per sé stesso, una malattia che dovrebbe venir estirpata ovunque si presenti? Si vivrebbe meglio senza amare? Oppure, più semplicemente, si deve saper accettare che ci sono cose a questo mondo più preziose dei sentimenti, cose che nemmeno la pretesa di “fare del bene” a chi si ama ci consente di violare?

Cerco – senza riuscirci – di scuotere la testa.